RECENSIONE 5×17: “Thwack!”

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Ultimamente dopo ogni episodio mi fermo un attimo a riflettere e la conclusione è sempre la medesima: ormai quel cappello bianco che la nostra gladiatrice sfoggiava per ogni problema è un vecchio e sbiadito ricordo.
Un rapimento non deve essere sicuramente una passeggiata da affrontare, a maggior ragione se la tua persona e il tuo destino vengono messi sul mercato e trattati come oggetti; quando il tuo essere, quello che di più inestimabile al mondo viene trattato come una cosa, allora sicuramente le ferite saranno veri e propri solchi difficili da rimarginare.
Abbiamo più volte detto che ognuno affronta il dolore in modo differente, ma se uno non lo affronta questo si nasconderà per poi riproporsi in determinate circostanze. Ed è proprio questo che è accaduto ad Olivia: credeva di essere passata sopra al rapimento quando è andata da Fitz a fine stagione, e ha poi creduto che con un semplice cambio di abiti e di arredamento la nuova Olivia si sarebbe lasciata il passato alle spalle, ma il passato non fa sconti nemmeno ad Olivia Pope.
Gli è bastato incontrare Andrew, la mente del suo rapimento, per riaprire quella ferita ancora fresca. Dalla sinossi e soprattutto dalle foto promozionale uscite settimane fa, abbiamo avuto modo di vedere alcuni personaggi nella cucina della WH e da lì sono iniziate le varie ipotesi. Escludendo Defiance perché c’era Elizabeth di mezzo, lo scandalo doveva riguardare qualcuno che li coinvolgesse tutti e allora riecco Andrew e lasciatemelo dire: ve lo avevo detto. Andrew come abbiamo detto in settimana oltre a coinvolgere tutti rappresenta in maniera diretta ma anche indiretta la completa distruzione di Olivia; perché senza di lui lei non avrebbe sofferto in prima persona a suo tempo ma una volta tornata a casa ed essersi ripresa la sua vita, dopo aver cercato di costruire qualcosa con Fitz senza Andrew non ci sarebbe nemmeno stato l’impeachment, Rowan sarebbe ancora in prigione, molto probabilmente non si sarebbe sentita così in trappola alla Casa Bianca e chissà…magari non avrebbe nemmeno abortito. Andrew è il “simbolo” di una cascata di eventi che hanno distrutto completamente Olivia e di conseguenza il suo rapporto con Fitz e quindi era inevitabile, a mio parere, riaffrontarlo in qualche modo prima o poi. E quindi quello che molti credevano essere un libro ormai chiuso si è ripresentato con un nuovo capitolo tutto da scrivere, con un Andrew che, nuovamente, si palesa per quello che è realmente. L’ex vice presidente sfida Olivia trattandola, nuovamente, come un oggetto, come una persona che ormai, perso il suo rapporto con il presidente, non vale più nulla. Ma questa volta Olivia non ci sta ad essere sottomessa, non ci sta ad essere nuovamente trattata come una merce e non riesce ad accettare che Andrew che si senta la vittima della situazione. In questo libro, in questa tragedia è Olivia la vittima e ha deciso di lasciare tutti di stucco uccidendo in quel modo una persona; non giustifico e nemmeno condivido il gesto, ma ammetto che la faccia del vice presidente mentre gli diceva quelle frasi ha fatto perdere le staffe anche a me. Detto questo, mettendo da parte il suo comportamento con Andrew che è strettamente legato ad un fatto personale, continuo a non riconoscere Olivia e non soltanto in questo gesto, ma anche nel suo modo di trattare Abby. Quel “never cross me again” mi ha lasciata senza parole. Che piaccia o meno ora Abby lavora per Fitz e questo la pone in una posizione “superiore” rispetto ad Olivia; si sono trovate più volte su fronti differenti ed ogni volta trovavano un modo per risolvere la situazione assieme mentre invece, questa volta, ognuno ha dovuto fare i propri interessi. E proprio perché si trovano in due posizioni differenti, con responsabilità diverse, il contrasto ci può stare, ma la frase di Olivia ad Abby no. Olivia nel bunker poteva dire ad Abby come affrontare la situazione ma l’ultima frase poteva benissimo risparmiarsela; l’ho trovata una frase gratuita, da parte di una persona che non è più disposta a perdere, come se la “vittoria” sul campo possa cancellare la persona che è diventata.
Ora non so come la loro amicizia si evolverà, ma Olivia deve accettare il fatto e Abby ora lavora per Fitz e se lei fa gli interessi del presidente e Fitz preferisce ascoltare il suo capo dello staff piuttosto che Olivia, allora deve iniziare ad accettarlo perché, alla fine, se lei è lontana dallo studio ovale non è colpa di Abby.
Olivia avendo ucciso Andrew può anche pensare di aver aperto quella porta che la separava dal mondo esterno, ma l’ha aperta soltanto per entrare in una nuova prigione: casa Eli Pope. Se Olivia sia andata lì perché, dopo aver ucciso Andrew, si sente come il padre questo non lo so; ma spero non giochino più alla famiglia felice perché di felice, lì in mezzo, non c’è proprio nulla. Credo solo che quella porta rossa evidenziata anche dalla sequenza di immagini rappresenti tutto meno che libertà e credo anche che Olivia al momento sia lì non perché lo vuole ma perché sa di non meritare di meglio e perché se la porta di Andrew in qualche modo l’ha affrontata e chiusa, quella di suo padre che la tiene in “trappola” da una vita intera, deve ancora esser abbattuta. Almeno, questo è quello che mi piace pensare perché altrimenti uccide in quel modo Andrew sarebbe stata un’altra di quelle cose eccessive e inutilmente inserite nella trama perché per quanto io NON CONDIVIDA E NON GIUSTIFICHI il gesto di Olivia, stiamo comunque parlando di un telefilm, e se questo può portare ad una forma di riscatto dopo aver toccato il fondo, posso in qualche modo accettarlo anche perché io in prima persona ho pensato potesse accadere una cosa del genere proprio per questi motivi.
Lasciatemi l’ultimo spazio per commentare quei 30 secondi di totale tenerezza. Fitz che, nonostante Olivia perl’ennesima volta sia stata scostante con lui in quella cucina, appena la vede in quel bunker non si preoccupa né diAndrew né del fatto che sia morto, ma solo e soltanto di Olivia, dalla sua Liv. Quell’abbraccio mi ha dimostrato ancora una volta come quei due, senza parlarsi, continuano a dirsi tutto.