RECENSIONE 5×16 “The Miseducation of Susan Ross”

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 Il fatto che in questo episodio la moralità venga rappresentata da un pregiudicato e da un’ex spia/torturatore, la dice sicuramente lunga sull’inizio di questa campagna elettorale. Siamo giunti finalmente alla tanto attesa corsa per le primarie e tutti i consiglieri, escluso il presidente, sembrano aver sotterrato il fantomatico cappello bianco per dissotterrare, nel mentre, un enorme machete. Che in Scandal la morale molto spesso sia messa da parte lo sappiamo molto bene, dalla prima stagione affrontiamo comportamenti non propriamente etici, ma una concentrazione così amplia di arrivisti in me crea sempre una strana sensazione.

Il dibattito iniziale ha confermato quello che sostengo ormai da settimane riguardo i candidati: Hollis è il pagliaccio della situazione, Mellie quella che arranca e Susan la leader. Per quanto Mellie cercasse di tenere testa, colpo su colpo, ad Hollis Doyle, Susan fra i tre è l’unica candidata che brilla di luce propria.
Mellie assieme ad Olivia hanno preparato ad hoc le risposte, cercando di far passare la first lady più come “la donna Stupid faceforte” che come “la migliore candidata”. E poi, come sempre, Susan ha uno spiraglio per farsi valere e invece di entrare in punta di piedi, lei spalanca il portone senza calci, urla o insulti sessisti ma semplicemente utilizzando come unico strumento se stessa e la sua intelligenza. Non posso nascondere che “il pacchetto” Mellie non è tutto da buttare, mi sono alzata anche io in piedi per la sua campagna in campidoglio riguardo il controllo delle nascite, ma questo non mi discosta dal fatto che non la vedo, al momento, come la migliore candidata. Ha sempre bisogno di qualcuno che le indichi la strada, che le dica come e dove mettere i piedi perché altrimenti lei rischia sempre di mettere a repentaglio se stessa.
Mellie ha dalla sua la fama di essere l’ex first lady e quindi, se volgiamo, di avere già una certa popolarità, ma è anche vero che questa è un arma a doppio taglio perché, purtroppo, molti possono essersi già fatti un’idea di lei negli anni e, ora, fanno fatica a cambiarla. L’ex first-lady è un fiume in piena, è intelligente ma troppo affrettata, è una guerriera ma troppo con la spada sguainata.
Non credo di stare parlando a vanvera perché i fatti e i comportamenti di Mellie sono sotto gli occhi di tutti, e ogni volta che Olivia ripete a chiunque che Mellie potrebbe essere un ottimo presidente penso: “continua a ripeterlo come se dovesse convincere più se stessa che gli altri”. Non so come mai, non so se realmente la vede come il miglior candidato oppure intravede delle potenzialità e allora, presa da un senso di “rimorso” nei suoi confronti, stia cercando di espiare i suoi peccati. Proprio non capisco, ma una cosa è certa: o Mellie inizia a tirare fuori una parte di lei che ancora ci è sconosciuta, oppure non si può negare che la candidata migliore, fra le due, sia Susan Ross.
Chi si candida alla carica più importante al mondo deve mettere in conto che i propri scandali, per quanto insabbiati, torneranno a galla e quindi non mi stupisco del fatto che ognuno abbia qualche scheletro nell’armadio. E se ci sono scandali, quelli sicuramente verranno non soltanto scovati, ma anche utilizzati dai manager delle rispettive campagne. Non mi stupisco di Cyrus, di Vargas e nemmeno di Eli Pope, rimango invece basita dal comportamento di oggi di Olivia. Spesso, molto spesso si è comportata in modo scorretto, ma cercare di distruggere una persona, anzi, la vita di una figlia, di una bimba, con così tanto accanimento da lei non me lo aspettavo proprio. O quanto meno, speravo ancora in un briciolo di raziocinio.
Nell’episodio di oggi mi è parso in modo palese che Olivia pensasse più alla propria vittoria che non alle persone che distrugge per raggiungerla; in passato è sempre stata sul dirupo, a un passo dal precipizio e quando rischiava di cadere, quando si accorgeva dei comportamenti scorretti dei suoi clienti cercava sempre un modo, indiretto, per colpirli (vedi servizi segreti). In questa puntata, invece, sembrava non guardare in faccia nessuno, molto più invogliata a risultare lei come fixer la vincente piuttosto che la sua candidata. Non si è fermata un attimo a riflettere sulle conseguenze dei suoi atti e se, da una parte, colpire Edison era un colpo basso ma sferrato su una persona in grado di difendersi, in questo caso la mazzata sarebbe arrivata dritta al cuore di una piccola bimba, e questo da lei proprio non me lo aspetto.
Se deve colpire Susan che lo faccia, se vuole smascherare il suo tradimento mi sta bene, Susan è grande e vaccinata per difendersi, ma il colpo sferrato nella consapevolezza che avrebbe distrutto la figlia questo no, nemmeno Olivia Pope, un tempo, sarebbe arrivata a tanto. E MENO MALE che un barlume di ragione in quello studio ancora c’è, quindi grazie a Huck e a Quinn che, finalmente, hanno compreso quanto Olivia stesse oltrepassando il limite, quel limite che hanno oltrepassato tante volte ma mai in modo così netto.
Olivia parlava di verità e correttezza ad un uomo e, nel mentre, lo ricattava inventandosi falsità per ottenere quello che voleva: insomma, non fa una piega..no?!?
Huck, Quinn e il povero ragazzo sono sicuramente da elogiare, ma assieme a loro c’è sicuramente, in questo episodio, da elogiare anche il presidente per il suo discorso. Molti aspettavano un nuovo confronto Olivia e Fitz, a molti sarà anche piaciuto, a me invece ha fatto soltanto saltare i nervi per l’ennesima volta. Fitz parlava di lealtà, parlava della cosa che, forse, rimpiangerà di più per tutta la sua vita e cioè il non essersi meritato pienamente la presidenza e Olivia cosa fa?!? Gli risponde come se gliene andasse a lei…ma ci sei o ci fai? Olivia invece che essere infastidita dalla lezione di morale, in quel caso doveva soltanto tacere e ascoltare. Fitz l’ha messo di fronte alla pura verità,a quello che erano e a quello che, d’ora in avanti, potrebbero iniziare ad essere. Le dice che è ora di andare avanti e che forse è giunto il momento, per entrambi, di comportarsi in maniera tale da potersi tornare a guardare allo specchio. Il presidente gli sfodera una lezione di etica che pochi si permettono di fare alla nostra gladiatrice: è giusto che un candidato venga eletto per quello che è realmente, per quello può o non può dare, che lo scontro si giochi sul selciato del Colosseo e non fuori, non su quelle vie composte da pettegolezzi e colpi bassi.
La mia incazzatura è riuscita a smorzarsi soltanto sul finale quando anche lei, non so se per la morte del povero cristo o per le parole di Fitz che forse come sempre in qualche modo la colpiscono, ha deciso di voler essere migliore rispetto al passato, ha deciso di provare a conquistarsi la vittoria senza imbrogli ma soltanto con il duro lavoro e con le qualità della sua candidata.

Ps: potrò forse sbagliarmi ma ho come l’impressione che certe situazioni e certi comportamenti di Olivia e Fitz, vedasi anche per Fitz in preda agli ormoni qualche episodio fa, siano stati portati al limite per arrivare al punto in cui per ribaltare la situazione ci sia bisogno dell’unica persona che veramente può farli ragione; perché è evidente che per ora certi argomenti tra di loro non si vogliono affrontare e l’unico modo per farli interagire a mio parere è questo… perché piaccia o non piaccia se c’è una cosa che in tutti queste stagioni abbiamo imparato è che potrà succede qualunque cosa ma le uniche parole che riesco a colpire nel punto giusto uno dei due sono quelle dell’altro.
E ultima cosa, ma vogliamo spendere qualche riga per commentare la scena a casa Pope!?! Jake e Edison sembrano due babbei nelle mani di un uomo mestruato che ha sbalzi ormonali. Edison è passato anche oggi per il pagliaccio della situazione; sarà una bravissima persona, avrà una carriera immacolata, sarà anche democratico (cosa che apprezzo), ma se conta di essere trattato da zerbino dal suo finanziatore per tutta la campagna, allora è il caso che torni ad accomodarsi sulle sedute del campidoglio.